L’accordo di riforma di Basilea 3 è stato introdotto per rafforzare le banche dopo la crisi.

Gli accordi prevedono nuove regole sulla patrimonializzazione delle banche. La logica è semplice. Ogni attività che una banca svolge (dall’erogazione di crediti alla compravendita di titoli) comporta dei rischi. A fronte di questi rischi, le banche dovranno “mettere da parte” un tot di capitale.

Basilea 3 sostanzialmente aumenta la quantità di capitale che le banche devono accantonare. Sulla carta Basilea 3 deve servire per evitare che il sistema economico non ricada nuovamente in una situazione di crisi così come vissuta nel periodo 2007-2009.

In buona sostanza le Banche operano (e se si pensa ad una Basilea 4 ci sarò un motivo) un maggiore controllo e una maggior analisi dei dati aziendali, il rating che le banche attribuiscono alle aziende è diventato ancora piu’ importante di quanto non fosse fino ad oggi.

Ma vediamo in specifico gli elementi che le banche utilizzano per la costruzione dei rating dei propri clienti:

  • Caratteristiche proprie dell’azienda, come la capacità storica e futura di generare liquidità, la struttura patrimoniale, la flessibilità finanziaria, la qualità dei ricavi, la qualità e la tempestività delle informazioni, la qualità del management, il posizionamento nel settore e via di seguito.
  • Caratteristiche ed andamento del settore in cui opera l’azienda; si tratta di informazioni legate al settore, al mercato in generale ed al mercato locale.
  • Andamento del rapporto “banca/azienda”; si tratta di tutti quegli elementi che la banca può desumere dal rapporto storico con l’azienda cliente (utilizzo degli affidamenti, sconfini, insoluti, ecc.).
  • Andamento del rapporto “azienda/sistema bancario” (dati desumibili dalla Centrale dei Rischi e da strumenti analoghi).

Come migliorare la qualità del rating aziendale?

Ecco 5 best-practice che l’ufficio amministrativo può mettere in atto:

1. esistenza delle funzioni di controllo di gestione e di pianificazione pluriennale.

Incide poco sul modello di rating, però possono concorrere a far maturare la decisione di affidare l’impresa, specie se essa vive un periodo di difficoltà o è impegnata nel “passaggio generazionale” o sta affrontando operazioni straordinarie di ristrutturazione o sviluppo.

Cosa fare: organizzare ed implementare le funzioni di controllo della gestione, di tesoreria, della pianificazione finanziaria, finanche orientata alla predisposizione di un business plan.

2. monitorare il costo degli interessi bancari

Se gli interessi passivi sui debiti bancari incidono più del 4% del fatturato, dati gli attuali livelli dei tassi, questo significa che, molto probabilmente, l’impresa è troppo indebitata. In assenza di margini operativi elevati, tali da coprire adeguatamente il costo del debito, si produrranno perdite che genereranno ulteriore indebitamento.

Cosa fare: verificare l’incidenza degli interessi passivi sul fatturato, chiedersi se la banca sta applicando tassi di interesse troppo elevati oppure se è l’impresa che è troppo indebitata; ricercarne le cause e ragionare sui correttivi (rinegoziazione delle condizioni bancarie)

3. movimententare i conti correnti

Lo “scoperto di conto” dovrebbe servire quasi esclusivamente a far fronte a temporanee necessità di cassa. Quando il conto corrente rimane immobilizzato per un lungo periodo su un certo saldo negativo, la banca registra un utilizzo improprio (“rigido”) del fido.

Cosa fare: ricorrere a forme di finanziamento più idonee alle proprie esigenze finanziarie, per esempio, un finanziamento a medio-lungo termine

4. utilizzare correttamente i fidi

Un utilizzo pieno (al limite dell’accordato) e prolungato nel tempo dei fidi è quasi sempre un sintomo di difficoltà finanziaria le cui cause devono essere attentamente ricercate. In alcuni casi, ad esempio per imprese in forte crescita del fatturato, la tensione sui fidi può derivare da una insufficienza degli stessi.

Cosa fare: verificare che mediamente non si stia utilizzando più del 70/80% dei fidi concessi, ridefinire con la banca l’importo dei fidi se insufficienti rispetto ai fabbisogni.

5. evitare gli sconfinamenti

Lo sconfinamento si manifesta quando una linea di credito è utilizzata per un importo maggiore di quello effettivamente “accordato” dalla banca. Tale anomalia peggiora immediatamente la valutazione della banca affidante e, dal mese successivo, diviene visibile a tutte le banche con cui lavora l’impresa (segnalazione in Centrale Rischi). Naturalmente, la gravità dello sconfinamento dipende dall’entità dello stesso e dalla sua persistenza. Sconfini continuativi nel tempo sono di particolare gravità. Tecnicamente, una linea di fido sconfinata in via continuativa da oltre 180 giorni (90 giorni dal 31/12/2011), è considerata un “inadempimento persistente” che ha come conseguenza la classificazione dell’impresa “in default” (insolvente).

Cosa fare: monitorare costantemente i saldi debitori bancari, con particolare attenzione “ai fine mese” in cui si concentrano gli incassi e i pagamenti; programmare mensilmente le entrate e le uscite; accordarsi con i propri fornitori per scadenzare le ri.ba. passive qualche giorno dopo il fine mese; presentare con un congruo anticipo la documentazione per il rinnovo dei fidi in scadenza.

Un monitoraggio costante dei dati, un organizzazione efficiente e possibilmente la disponibilità dei dati “in tempo reale” aiuta e supporta l’applicazione di queste best practice, l’utilizzo di un software dedicato per la tesoreria come DocFinance aiuta in tutto questo.