La figura del Direttore amministrativo o CFO ha subito e subisce evoluzioni continue.
Oggi più che mai il CFO può giocare un ruolo cruciale rispetto al passato e vedere la sua figura evolversi verso quella di un vero e proprio “consigliere economico“.

Lo sviluppo di qualsiasi carriera manageriale necessita di 2 tipi di abilità.

L’abilità tecnica e l’abilità relazionale.

Sul lato dell’abilità tecnica appare imprescindibile una visione sempre più globale sui diversi contenuti tecnico-specialistici (competenze legate all’amministrazione, al bilancio, al controllo di gestione, alla tesoreria e al rapporto con la banca, alla finanza d’impresa, alle regole fiscali e giuridiche, al risk management, all’information technology).
Evidentemente, il valore aggiunto del CFO è rappresentato dalla visione trasversale e interdisciplinare mentre il livello di verticalizzazione sulle singole aree dipenderà dal modello organizzativo interno e dalla tipologia di impresa.
L’evoluzione del ruolo del CFO richiede effettivamente una visione trasversale e interdisciplinare nell’approccio alla gestione finanziaria. Il CFO quindi si pone come manager nell’area finanza e non come mero operatore tecnico specialistico.
Oggi appare necessario che il CFO investa e partecipi in modo particolare sui temi attinenti alla strategia d’impresa  e al controllo direzionale e strategico.

Sul fronte delle abilità relazionali diventa necessario per il CFO sviluppare quelle competenze di tipo manageriale (le cosidette soft skills) che possano consentirgli di muoversi nell’organizzazione interna con sicurezza e fiducia in se stessi, organizzando e pianificando in modo efficace il proprio lavoro, gestendo e motivando i propri collaboratori, riuscendo ad interagire e comunicare con i vertici aziendali e le altre funzioni aziendali.

Vediamo di seguito le 7 regole d’oro per il successo personale tratte dal best-seller “Le 7 regole per avere successo” di S. Covey considerato come uno dei testi più innovativi nel panorama della letteratura manageriale. Il volume la cui prima edizione è stata pubblicata nel 1989 (arrivato oggi nella versione Italiana alla seconda edizione – Franco Angeli editore) è diventato nel corso degli anni un vero e proprio caso editoriale.

Il testo è uno di quei libri che  non dovrebbero mai mancare nella libreria di un manager.

1. Essere proattivi.

Il termine è utilizzato nel testo come contrario a “Reattivo”. Secondo Covey le strategie Reattive (cioè quelle di puro adattamento , reazione, ai mutamenti dell’ambiente circostante) non portano lontano. La pro-attività è la capacità di controllare il proprio ambiente, piuttosto che l’opposto, come spesso accade. I manager devono controllare il loro ambiente, usando l’autodeterminazione e la capacità di far fronte alle varie circostanze. Cambiando il paradigma bisognaimparare a creare circostanze e fatti favorevoli.

2. Pensare partendo dalla fine.

I manager e individui che intendono operare con il massimo dell’efficienza, per ottenere successo nelle iniziative di ogni giorno devono sviluppare l’abilità di concentrare l’attenzione sul risultato desiderato e concentrarsi sulle attività che contribuiscono a raggiungere quello scopo.

3. Individuare e dare precedenza alle priorità.

Un manager deve gestire la sua propria persona. Personalmente. Ed i manager dovrebbero implementare delle attività che mirano a raggiungere la seconda abitudine. Covey dice che la regola due è la creazione mentale; la regola tre è la creazione fisica.

4. Pensare win-win (vincere-vincere).

Questa, per Covey è la funzione più importante della leadership interpersonale, perché la maggior parte dei successi sono basati su sforzi comuni. Di conseguenza lo scopo deve essere individuare sempre soluzioni win-win per tutti, superando il classico atteggiamento competitivo che si fonda sulla concezione delle scarsità delle risorse e delle opportunità. Per Covey il successo non è uno scontro in una arena finalizzato alla spartizione di poche risorse ma, un modo nuovo per creare dal nulla opportunità e benessere per tanti.

5. Cercare di capire, prima di  farsi capire.

Le persone efficienti pantono sempre dalle esigenze di chi hanno di fronte. Sviluppando e mantenendo rapporti positivi attraverso la buona comunicazione, il manager è compreso dagli altri e può capirli.

6. Imparare a lavorare in sinergia.

Questa è l’abitudine della cooperazione creativa: il principio secondo il quale la collaborazione verso il raggiungimento di uno scopo permette di realizzare spesso di più di quanto potrebbe essere realizzato dagli individui che lavorano indipendentemente. Cooperazione è una chiave importante.

7. Affilare la lama.

Per Covey, dovremmo, sempre, apprendere dalle nostre esperienze precedenti. E dovremmo incoraggiare gli altri a fare lo stesso. L’autore vede lo sviluppo e l’auto-miglioramento continuo come una delle funzioni più importanti per potere far fronte alle sfide e per aspirare a livelli elevati di abilità.

Per l’autore la persona di successo, prima di tutto, deve avere carattere. Una persona di carattere rimane fedele ai propri valori, animata dal desiderio di saper ascoltare con maggiore attenzione, amare in modo incondizionato e cercare di comprendere gli altri.

Le Considerazioni di Covey ruotano attorno ad un’idea molto semplice: “Bisogna prima di tutto crescere come individui”. Prima di poter iniziare a fare, dobbiamo apprezzare e perfezionare la persona che siamo: una persona di successo corrisponde a un individuo che si assume degli impegni e li mantiene, onorando le promesse fatte; ammette i propri errori subito e apertamente; valuta il divario fra stimolo e risposta; gli capita di rado di “dover” fare qualcosa, e quando lo fa è per scelta, capisce che il tempo è prezioso e che “successo” significa semplicemente essere noi stessi ma in modo organizzato; inoltre è disposto a fare cose che gli altri non vogliono assumersi il compito di fare, pur di raggiungere un obiettivo superiore.

La gestione del tempo, la comunicazione, la strategia, la gestione delle informazioni, sono tutte cose importanti ma che vengono in secondo piano. Il lavoro più impegnativo sta nel migliorarsi, nel curare la persona che si è, e non nello svolgere attività! Covey spiega che spesso la crescita personale deriva non tanto dal fare qualcosa di nuovo, quanto dalla capacità di vedere una stessa cosa sotto una luce nuova. Abbiamo tutti delle mappe mentali del nostro mondo che, a torto, scambiamo per il territorio che ci circonda realmente. Se restiamo ancorati alle nostre vecchie mappe non riusciamo a vedere la vera configurazione del terreno e ci perdiamo.

Dobbiamo mutare i nostri paragdigmi, il nostro modo basilare di vedere il mondo. I paradigmi scientifici, come la convinzione tolemaica che l’universo girasse intorno alla terra, vengono sostituiti da paradigmi nuovi basati sulla prova in contraddittorio, in tal modo il territorio su cui ci muoviamo cambia continuamente.

A questo proposito Covey cita Einstein: ”I problemi rilevanti che ci si presentano non possono essere risolti allo stesso livello di pensiero in cui ci trovavamo quando li abbiamo creati”.

Se i cambiamenti più piccoli nella nostra vita possono essere effettuati mediante delle modifiche del nostro atteggiamento e del nostro comportamento, le questioni più rilevanti possono essere affrontate esclusivamente attraverso una modifica del proprio io.

Per questo motivo, l’unità basilare di cambiamento di Covey è l’abitudine, poiché quello che facciamo o a cui pensiamo in continuazione fa di noi la persona che siamo e diventa la lente attraverso cui vediamo le cose. Diversamente dall’atto eroico o dalla grande prestazione frutto dello sforzo estemporaneo, l’abitudine è un comportamento ripetuto nel tempo volontariamente, finalizzato all’ottenimento di un risultato durevole e ripetibile. Un’abitudine scelta consapevolmente, ci permette di ottenere risultati stabili e duraturi nel tempo.

 

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